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Rilanciato un paio di decenni fa, il Carnevale si è subito imposto all'attenzione italiana ed europea come evento da non perdere.
Ricco di storia, di suggestioni e di tradizione, il Carnevale di Venezia ha risvegliato l'interesse dei suoi abitanti e soprattutto dei moltissimi turisti grazie all'apprezzato cocktail di trasgressione, arte, storia e cultura che è in grado di offrire. In una città unica al mondo.
Durante i giorni di Carnevale Venezia è un fiorire di iniziative e di spettacoli, da quelli improvvisati sulla pubblica via da numerosi artisti di strada, a quelli pianificati dagli organizzatori.
Ogni anno viene individuato un tema centrale che funge da filo conduttore e che viene sviluppato sotto i vari punti di vista, da quello più culturale a quello più prettamente spettacolare.
Il cuore della festa resta Piazza San Marco, dove sorge un grandioso palco, ma esistono molti eventi decentrati, anche per evitare eccessivi intasamenti in una città in cui la circolazione è esclusivamente pedonale.

Il Carnevale affonda le sue radici in più tradizioni, da quella latina dei Saturnalia a quella greca dei culti dionisiaci, che contrassegnavano il passaggio dall'inverno alla primavera e che contemplavano l'uso di maschere e di rappresentazioni simboliche.
Periodo in cui apparentemente tutto era concesso, pareva incarnare il mito del mondo alla rovescia.
In realtà il Carnevale era anche una forma di rigido controllo delle pulsioni, e la spinta verso l'eccesso costituiva una graziosa concessione per un tempo prestabilito. E a Venezia, società rigidamente oligarchica, era necessario dare l'illusione ai ceti più umili di diventare simili ai potenti, pur con una maschera sul volto: questo per stemperare le tensioni. Torna su

Il Carnevale era assai prolungato. Cominciava normalmente il 26 dicembre per concludersi il giorno delle Ceneri, ma spesso venivano concesse licenze carnascialesche per l'utilizzo delle maschere fin dal 1° ottobre, e non era inconsueto assistere a feste e banchetti anche durante la Quaresima.
In poche parole, il Carnevale durava alcuni mesi, e questo ha certamente contribuito a creare l'immagine di Venezia come una città dedita al divertimento. Torna su.

Nella pubblica piazza la popolazione assisteva alle feste ufficiali, soprattutto a quelle del giovedì grasso e cioè le Forze d'Ercole e il Volo del Turco (un acrobata che scendeva su una fune dal campanile di San Marco). Vi erano inoltre i fuochi artificiali e spettacoli improvvisati di saltimbanchi, funamboli, burattinai, artisti da strada, tutte attività comunque regolamentate dallo Stato. Accanto a queste feste pubbliche si svolgevano anche moltissime feste private, nelle case e nei palazzi patrizi, in cui si organizzavano sfarzosi balli e spesso si praticava il gioco d'azzardo. Torna su.

In questo clima di godimento non poteva mancare il gioco d'azzardo, e il Ridotto di S. Moisé, la pubblica casa da gioco gestita dallo Stato, divenne uno dei punti nevralgici del carnevale veneziano.
Tra il 1638 (anno d'apertura) e il 1774 (anno della chiusura) migliaia di giocatori in maschera fecero sgorgare un fiume di ducati dalle loro tasche alle casse dello stato.
Il Ridotto era aperto esclusivamente durante il Carnevale (che però durava anche alcuni mesi), e gli unici a essere esentati dall'uso delle maschere erano i croupier, i cosiddetti barnabotti, nobiluomini veneziani decaduti. Torna su.

Nel suo ultimo secolo di vita, la Repubblica (che cadrà per mano dei Francesi nel 1797) può sembrare concentrata solo sugli aspetti esteriori e frivoli della vita, anche se la realtà era assai più complessa.
In quel periodo il Carnevale, con le sue feste, i suoi spettacoli, le sue maschere, i suoi teatri, la sua Casa da Gioco Pubblica, comincia a diventare un'attrazione turistica per tutta Europa, accogliendo migliaia di visitatori incuriositi di vivere quella atmosfera molto particolare ed effervescente. Venezia diventa "La calamita d'Europa". Torna su.

L'utilizzo delle maschere da parte dei veneziani e delle migliaia di forestieri che arrivavano a Venezia per vivere il famoso carnevale, già allora attrazione turistica, ha fatto nascere la domanda di maschere.
È così sorta la figura dei "maschereri", artigiani iscritti all'Arte dei Dipintori che si industriavano a creare maschere in cartapesta o in tela cerata per soddisfare le esigenze dei diversi committenti. Torna su.

Il travestimento veneziano per eccellenza è la bauta, indossata da uomini e donne: una mantellina nera abbinata sempre ad un cappello a tricorno nero e a una larva, maschera bianca che celava il viso.
Con la bauta era garantito il totale anonimato ed il suo utilizzo era molto diffuso, dato che consentiva anche di bere e di mangiare.

Altra maschera utilizzata dalle donne era la moretta, ovale di velluto nero che restava sul volto della dama grazie ad un bottoncino stretto tra i denti.
Diffuso anche il domino, un lunghissimo mantello con cappuccio che copriva il volto.
L'uso delle maschere era talmente diffuso che chi non poteva permettersi gli abiti sfarzosi del Carnevale, li noleggiava dalla "revendigola", come racconta Goldoni nella commedia "Massere" e si dedicava agli svaghi sul "liston.. Ghe xe un mondo de baronaggia, che no se pol caminar. Truffaldini, purichinelli, gnaghe..." (Le donne gelose, atto I°) Torna su.

È in teatro che la maschera trova la sua consacrazione ufficiale, e alcuni personaggi della commedia dell'arte diventano veri e propri stereotipi che ben si attagliavano alla società veneziana.
Ecco allora Pantalone, vecchio mercante solitamente ricco, il saccente dottor Balanzone, di origini bolognesi, il servo furbo Brighella e quello sciocco Arlecchino, accomunati dalla comune origine bergamasca, e infine la scaltra Colombina, servetta maliziosa.

Non di area veneta-lombarda ma sempre molto amato è Pulcinella, maschera napoletana, il buffone scansafatiche. Torna su.

La città, durante gli ultimi giorni di Carnevale, pullula di persone in maschera che allegramente invadono calli e campielli cercando di divertirsi e di farsi notare.
In quei giorni può capitare di veder sfilare di tutto, dalle statiche e fredde dame del Settecento corteggiate da algidi cicisbei, ai più ingegnosi e personalizzati costumi moderni, frutto di inventiva e creatività.
Piazza San Marco e i principali campi della città si offrono come straordinario palcoscenico a chi vuole diventare, per qualche ora o tutt'al più qualche giorno all'anno, protagonista di un'altra vita. Torna su.
SHOW DI INAUGURAZIONE DEL CARNEVALE
Sabato 6 febbraio, ore 21.00
Uno show in piazza, con un grande ARTISTA, per aprire il Carnevale
2010 nel segno del divertimento e della cultura.
LA TRADIZIONE - IL VOLO DELL’ANGELO
Domenica 7 febbraio, ore 12.00
LA TRADIZIONE - LA FESTA DELLE MARIE
Domenica 7 febbraio, ore 15.00 (San Pietro di Castello)
LA TRADIZIONE - LE RIEVOCAZIONI STORICHE
Domenica 7, ore 15.00 / Domenica 14 febbraio, ore 13.00
CONCORSO DELLA “MASCHERA PIU’ BELLA 2010”
Da Giovedì 11 a Domenica 14 febbraio, ore 15.00
Il segno autentico della tradizione del Carnevale. Una giuria internazionale, presieduta dal
Premio Oscar Gabriella Pescucci e la Compagnia de la Calza “I Antichi”.
LA COMMEDIA DELL’ARTE
Da Giovedì 11 a Domenica 14, Piazzetta S.Marco
SERATE DI TANGO IN PIAZZA SAN MARCO
Sabato 13, Domenica 14 e Lunedì 15, ore 21.00
MARTEDI’ GRASSO IN PIAZZA SAN MARCO
Martedì 16 febbraio, ore 20.00
Una festa di piazza per chiudere l’edizione 2010 nel segno della musica.
SPETTACOLO DRAG QUEEN BEAUTY PAGEANT
Venerdì 12 febbraio, ore 21.00, Piazza San Marco
Il nuovo concorso a livello europeo.
In giuria, la Compagnia de La Calza “I antichi”.
LA FESTA VENEZIANA legata al Gusto Enogastronomia
Domenica 7 febbraio, ore 11.00, Rio di Cannaregio
EVENTI DI TEATRO DI STRADA LEGATI ALL’UDITO
Da Giovedì 11 a Domenica 14, musica jazz e musica barocca
IL TEATRO DI FUOCO
Da Giovedì 11 a Domenica 14, Campo Santa Margherita
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